[8] Negli ultimi anni, infine, in prospettiva del 2021, data del settecentenario della morte del poeta (1321-2021), sono state avanzate ulteriori tre proposte per una nuova edizione critica del poema dantesco, su basi molto diverse fra di loro, se non opposte: la prima di Enrico Malato, è una proposta 'vandelliana' (da Giuseppe Vandelli, curatore dell'edizione del 1921 della Commedia) o empirica: denuncia una profonda sfiducia nei confronti di qualsiasi tentativo di razionalizzazione stemmatica dei manoscritti a causa della contaminazione; lo studioso propone pertanto di basarsi sul testo Petrocchi corretto di volta in volta - in base al senso del passo o alle fonti sottese ad esso - a seconda delle esigenze esegetiche e testuali. La Divina Commedia. L'Inferno è invece il regno delle tenebre. [32] Ovviamente è il Paradiso il regno della luce che è la sostanza stessa del regno celeste. Garanzia di tale speranza sono la gravità del dolore sopportato da coloro che sono rimasti fedeli a Cristo e la promessa di Cristo stesso di non abbandonarli, nonché la certezza, basata sull'Apocalisse di Giovanni, della sconfitta finale dei malvagi. Nella I schiera di negligenti dell'antipurgatorio Dante incontra Manfredi di Sicilia. La Divina Commedia, originalmente Commedìa, è un poema di Dante Alighieri, capolavoro del poeta fiorentino, considerata la più importante testimonianza letteraria della civiltà medievale e una delle più grandi opere della letteratura universale. Per quanto concerne il 9, i cerchi dell'Inferno sono nove, le cornici del Purgatorio 7 a cui si devono aggiungere Antipurgatorio e Paradiso Terrestre; 9 sono poi le sfere dei cieli (il decimo, l'Empireo, non è un luogo fisico). Un'altra tematica frequentemente rintracciabile nel poema è il valore-simbolo del numero. L'aggettivo «Divina» le fu attribuito dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante, scritto fra il 1357 e il 1362 e stampato nel 1477. Nel XII secolo, in un clima di rinnovamento spirituale, il profetismo si sviluppò in due principali direzioni: una, legata ad un diretto contatto con Dio da ricondurre alla monaca benedettina Ildegarda di Bingen ed alle sue "visioni"; l'altra, che ebbe il suo maggior esponente in san Bernardo di Chiaravalle, avente come base l'esame della complessa realtà del proprio tempo con il fine di apportarvi miglioramenti dettati dalla carità. Il numero simbolico trinitario 3 si trova nel numero delle cantiche, nei versi in terzine, nelle tre guide (Publio Virgilio Marone, Beatrice, San Bernardo) oltre che nelle tre facce di Lucifero, nelle tre fiere del primo canto dell'Inferno, nei tre gradini della porta del Purgatorio. Giuda si trova nella bocca centrale, a suggello della maggiore gravità del proprio tradimento. Fra esse si ricordano l'edizione di Lodovico Dolce, stampata a Venezia da Gabriele Giolito de' Ferrari nel 1555, che fu la prima ad attribuire l'aggettivo "Divina" a "Commedia" (tra i possessori più illustri di questa edizione troviamo Galileo Galilei, la cui copia ci è pervenuta fino ad oggi); l'edizione curata da Antonio Manetti (Firenze, Giunta, 1506); quella con il commento di Alessandro Vellutello (Venezia, Francesco Marcolini, 1544); e infine l'edizione curata dall'Accademia della Crusca (Firenze, 1595). Da un punto di vista filologico le edizioni si dividono in due gruppi: quelle derivate dall'edizione di Foligno, ma più o meno corretta o modificata (in tutto quattro edizioni), e quelle derivate dall'edizione di Mantova (undici in tutto); nel secondo gruppo rientra anche la più famosa edizione del secolo, destinata ad avere molte ristampe e grande successo anche nei secoli successivi, soprattutto nel Cinquecento: si tratta della stampa curata dall'umanista fiorentino Cristoforo Landino (Firenze, 1481). Composta secondo i critici tra il 1304/07 e il 1321, anni del suo esilio in Lunigiana e Romagna,[3] la Commedia è il capolavoro di Dante ed è universalmente ritenuta una delle più grandi opere della letteratura di tutti i tempi,[4] nonché una delle più importanti testimonianze della civiltà medievale, tanto da essere conosciuta e studiata in tutto il mondo. [36][37], La rappresentazione della luce è frequente nel poema e ad essa si contrappongono le tenebre. La prima cantica è il regno che scaturisce dalla privazione di Dio e quindi è senza luce. Pertanto Petrocchi, dopo aver eliminato tutti i codici successivi al 1355 come codices descripti nonché corrotti dall'intervento destabilizzante di Giovanni Boccaccio come copista, ritiene di poter risalire non tanto al testo originale, quanto alla vulgata, ossia al testo conosciuto all'altezza di quel periodo. Giunti al settimo cielo, quello di Saturno dove risiedono gli "spiriti contemplativi" (Troni), Beatrice non sorride più, come invece aveva fatto finora; il suo sorriso, infatti, da qui in poi, a causa della vicinanza a Dio, sarebbe per Dante insopportabile alla vista, tanto luminoso risulterebbe. 91-93); il ciclo dell'acqua (Purgatorio - Canto quinto, vv. 319), ossia un manoscritto ritenuto il migliore o comunque rappresentativo di una tradizione indipendente e di qualità più elevata rispetto alle tradizioni concorrenziali. Nel Paradiso la tematica è quella della legittimità dell'impero universale, istituzione voluta dalla Provvidenza, garante di pace e di giustizia, ed è affidata all'imperatore bizantino Giustiniano, personaggio fondamentale della storia antica, colui che aveva riordinato le leggi romane (Corpus iuris civilis) consentendo la loro trasmissione alle epoche successive. Frederick Copleston (1950). All'ingresso della valletta dove si trovano i principi negligenti, Dante, su indicazione di Virgilio, chiede indicazioni ad un'anima che si rivela essere una sorta di guardiano della valletta, il concittadino di Virgilio Sordello, che sarà la guida dei due fino alla porta del Purgatorio. Dante e Virgilio giungono poi al quinto cerchio, davanti allo Stige (il secondo fiume infernale), nelle fangose acque del quale sono puniti iracondi e accidiosi, e qui i protagonisti hanno un alterco con Filippo Argenti; i due Poeti vengono traghettati sulla riva opposta dalla barca di Flegias, quinto guardiano infernale. Altre fonti più recenti e di più superficiale incidenza nella Commedia vanno considerati i rozzi poemetti di Giacomino da Verona (De Ierusalem coelesti e De Babilonia civitate infernali) il Libro delle tre scritture di Bonvesin de la Riva, con la descrizione dei regni dell'Aldilà, e la Visione del monaco cassinese Alberico. Dante giunge sull'Antipurgatorio alle prime ore del mattino (I, 13-30; 107, 115), l'ascesa alla montagna avviene al sorgere del sole (II, 1) e l'arrivo sul Paradiso Terrestre al momento dello splendere della luce (XXVII, 112, 133). Oltre l'edizione critica a cura di Giorgio Petrocchi, esiste un'edizione a cura da Antonio Lanza,[8] di tipo bédieriano, basata sostanzialmente sul manoscritto Trivulziano, scelto in base allo stemma disegnato da Petrocchi stesso. Ci sono alcune piccole differenze però con l'originale, non si cita il Limbo, Minosse viene mostrato all'interno di una specie di nightclub e con abiti moderni, Tempesta viene attaccata dalle Arpie nel Secondo Cerchio mentre in realtà sono nel Settimo (nel girone dei suicidi) e Nightcrawler, che avendo ucciso un fratello, anche se adottivo, dovrebbe stare nella Caina, in realtà viene imprigionato nella Giudecca, e il finto Satana ha tre teste mentre nell'originale ha una testa sola ma tre volti. Al di là dell'Acheronte si trova il primo cerchio, il Limbo. Gli angeli vengono rappresentati come fuochi (IX, 77), facelle (XXIII, 94), scintille (XXVIII, 91), splendori (XXIX, 138). no. Proprio nel 1300 Dante colloca il suo viaggio nell'oltretomba, non a caso strutturato in forma di visione, attraverso cui denunciare agli uomini i mali del mondo e della Chiesa e indicandone allo stesso tempo i correttivi, mostrando a tutti gli uomini quale fosse la giusta strada da percorrere per il rinnovamento dello spirito. All'interno incontrano i profeti Enoch ed Elia. 46-49); agli occhiali (Inferno - Canto trentatreesimo, vv. 110-111); la precessione degli equinozi (Inferno - Canto trentunesimo, vv. [52], Una proposta 'bedieriana' (dal nome di critico francese J. Bédier) invece è quella di Luigi Spagnolo che propone di basarsi su un codex optimus (precisamente il Fior. Ad esempio, la teorizzazione del Bembo nelle Prose della volgar lingua, in quanto fondamentalmente normativa, tendeva a canonizzare un modello linguistico più vicino a Petrarca che a Dante. Dante ritiene infatti non lontana la fine dei tempi: Vedi nostra città quant'ella gira;/vedi li nostri scanni sì ripieni,/che poca gente più ci si disira (Par. La sua caratteristica fondamentale è la verticalità: il viaggio di Dante ha una traiettoria verticale, dal basso (Inferno) verso l’alto (Paradiso), dal buio (Inferno), verso la luce (Paradiso). Degli ultimi due si ricordano le rispettive edizioni della Divina Commedia, le più importanti prima di quella realizzata da Giorgio Petrocchi. L'ultimo girone, il terzo, è una landa infuocata, ed ospita i violenti contro Dio nella Parola, nella Natura e nell'Arte, ossia i bestemmiatori (Capaneo), i sodomiti (tra cui Brunetto Latini, maestro di Dante, quando il poeta era giovane) e gli usurai. CAPITOLO 7 - LA DIVINA COMMEDIA 1. Il sole concede ai due poeti di vedere l'accesso alla montagna (I, 107-108). 13-15) nonché alla bussola magnetica (Paradiso - Canto dodicesimo, vv. Il Paradiso è composto da nove cieli concentrici, al cui centro sta la Terra; in ognuno di questi cieli, dove risiede un pianeta diverso, stanno i beati, più vicini a Dio a seconda del loro grado di beatitudine. 366). Il sole è simbolo di Dio, l'alto Sol (Purg. Prima di raggiungere il primo cielo i due attraversano la Sfera di Fuoco. Libero da tutti i peccati, adesso Dante può ascendere al Paradiso e, accanto a Beatrice, vi accede volando ad altissima velocità. Nella prima zona, chiamata Caina (dal nome di Caino, che uccise il fratello Abele), sono puniti i traditori dei parenti; nella seconda, Antenora (dal nome Antenore, il troiano che consegnò il Palladio ai nemici greci), stanno i peccatori come lui, traditori della patria; nella terza, Tolomea (dal nome del re Tolomeo XIII, che al tempo di Cesare fece uccidere il suo ospite Pompeo), si trovano i traditori degli ospiti; infine nella quarta, Giudecca (dal nome di Giuda Iscariota, che tradì Gesù), sono puniti i traditori dei benefattori. 85-87); all'accensione del fuoco con esca e acciarino (Inferno - Canto quattordicesimo, vv. 85-87); gli specchi al piombo (Inferno - Canto ventitreesimo, vv. Importante sottolineare che l’atteggiamento di Dante nei confronti di Virgilio non è di deferenza ma di ammirazione vera, Dante ha esplorato e conosce a menadito l’opera Virgiliana e la stessa Divina Commedia vi si ispira e ne attinge direttamente.